Ancora violenza nei Centri Per i Rimpatri. Questa volta è il turno del CPR di Torino dove a seguito di tre giorni di continue proteste, fomentate dalla mobilitazione di alcuni gruppi di anarchici, si è conclusa con una vera e propria rivolta avvenuta nella notte tra il due e il tre Febbraio 2020.

Fuori dal centro di corso Brunelleschi erano tre giorni che un centinaio di anarchici provenienti dai centri sociali di Gabrio e del Prinz Eugen protestavano in modo continuativo chiedendo la chiusura dei centri.

Il centro, come anche molti altre simili strutture sparse in tutta italia, non è nuovo a rivolte e danneggiamenti.

La più nota è datata 15 Dicembre, quando un gruppo di trattenuti, in attesa del rimpatrio, hanno incendiato alcuni materassi, divelto porte e  addirittura inferriate, distrutto alcuni televisori.

Anche in questo caso gruppi di anarchici sono intervenuti in difesa dei migranti ed anche in questo caso si sono registrati feriti tra le forze dell’ordine, due finanzieri per l’esattezza.

Successivamente poi, più recente, la rivolta del 5 gennaio, dove i migranti di ben tre aree, circa 100 persone, hanno avuto duri scontri con le forze dell’ordine e incendiato nuovamente diverse strutture, questa volta i feriti tra le forze dell'ordine sono 5. 

L’escalation si è raggiunta poi questa settimana, dove alcuni migranti hanno distrutto alcune strutture appena ristrutturate a seguito degli incendi per ricavarne pietre e mattoni. Gli autori della rivolta sono poi saliti sui tetti delle strutture per lanciare i mattoni contro le forze dell’ordine intervenute, nuovamente, per sedare la rivolta.

Come già accennato in questo caso il bollettino medico evidenzia ben tredici feriti tra forze dell’ordine e militari.

Le indagini condotte dalla Questura di Torino, avviate già con i primi scontri di dicembre, ipotizzano la presenza di una regia comune dietro gli episodi di rivolta che, addirittura, potrebbero essere state collegate ad analoghi momenti di tensione scoppiati in altri Cpr lungo lo stivale (vi ricordiamo anche le tensioni avute successivamente il decesso avvenuto nel cpr di Guarisca, dove addirittura furono ipotizzate similitudini con il caso Cucchi).

Duro il commento di Valter Mazzetti, Segretario Generale di FSP.

Esprimiamo massima solidarietà ai colleghi e ai militari rimasti feriti nella rivolta scoppiata al Cpr di Torino, che sono comunque riusciti a gestire con straordinaria professionalità.

E' sconvolgente vedere come questi episodi siano all'ordine del giorno, proprio come le nostre continue denunce a proposito della grave situazione di rischio che si vive nei Centri per il rimpatrio, eppure tutto passa sotto l'assordante silenzio di una politica indifferente.

E' una vera e propria emergenza ignorata, mentre l'incolumità degli operatori che prestano questo delicato servizio è a rischio.

Ancora operiamo in questi contesti senza protocolli univoci, chiari e definiti ancora in un clima legislativo vago e confuso, ancora senza le necessarie tutele per chi veste l'uniforme per prestare il proprio servizio allo Stato, senza che questo debba voler dire essere abbandonato a sé stesso a rischio della propria vita.

E' ora di mettere mano a una materia e ad una situazione in cui, in modo assolutamente pilatesco e irresponsabile da parte di chi ha il dovere di assumersi responsabilità di decisioni politiche, legislative e operative, tutto viene addossato sulle spalle del personale in divisa che deve ogni volta trovare il modo di portare a casa la pelle.

Governo e Ministero intervengano per garantire la sicurezza dei poliziotti.