Il Corona virus sta accelerando la sua espansione a ritmi inimmaginabili.

Il governo, per tentare di rallentarlo, ha corretto più volte il tiro con una serie di decreti, decreti che ad un certo punto hanno visto la comparsa del divieto per i carcerati di interloquire con i familiari in modo diretto, così da evitare che la pandemia si iniziasse a diffondere anche nelle carceri, notoriamente sovraffollate.

La notizia ha causato il caos. Sono oltre venti le carceri dove si sono verificati atti di ribellione e di protesta, in molti istituti all’interno i detenuti riuscivano a mettere sotto assedio le strutture, salendo sui tetti e devastando le strutture, mentre all’esterno i familiari bloccavano la circolazione in segno di protesta.

Il bilancio parla di oltre 20 detenuti evasi e 6 morti, tutti tra i detenuti di cui tre sono morti per una overdose di farmaci che hanno loro stessi rubato nella farmacia del penitenziario ì, devastata durante la rivolta, tre sono invece deceduti per altre cause, tra cui l’inalazione di fumi tossici inspirati a seguito dell’incendio da loro appiccato dentro il penitenziario.

 


7 Marzo, 100 detenuti si rivoltano nel carcere di Salerno:

Il primo carcere in cui si sono verificati atti di ribellione è stato il carcere di Salerno, dove per primi i detenuti si sono coalizzati per prima distruggere un intero piano della struttura e poi salire anche sul tetto, chiedendo non solo di rivedere i parenti (tra l’altro bene evidenziare che non sono stati vietati i colloqui, ma è stato introdotto di eseguire gli stessi tramite chiamata skype, così da evitare che il carcere possa entrare in contatto con soggetti esterni, potenzialmente infetti) ma anche sconti di pena o indulti straordinari.

Durante la rivolta sono intervenuti decine e decine di agenti in assetto antisommossa, non solo del reparto celere di Napoli ma anche di carabinieri e guardia di finanza. Per controllare la zona dall’alto sono intervenuti gli elicotteri della polizia di stato e in via preventiva anche vigili del fuoco e 118.

La situazione rientra intorno alle 20, quando ore di trattative tra esponenti delle forze dell’ordine e carcerati riportano ad una fragile tregua, che per ora continua a reggere.

 


8 Marzo, a Poggioreale i detenuti incendiano materassi e si arrampicano sui muri per chiedere misure CONTRO la prevenzione da coronavirus.

Il secondo carcere dove si sono verificati episodi di violenza è Poggioreale, a Napoli.

Anche in questo caso i motivi della rivolta, come anche vedremo per tutte le altre carceri italiane sarebbero dovuti al divieto di avere colloqui fisici con i parenti.

In questo caso da sottolineare anche come le forze dell’ordine, oltre alla protesta interna, abbiano dovuto gestire anche i familiari dei detenuti che, spesso con figli al seguito, hanno bloccato le vie circostanti alla struttura circondariale.

 

9 Marzo: Foggia, detenuti evadono e vengono ripresi poco dopo

Nel carcere di Foggia alcuni detenuti sono riusciti ad evadere venendo bloccati poco dopo all’esterno dell’istituto penitenziario dalle forze dell’ordine. A quanto si apprende i detenuti hanno divelto un cancello della ‘block house’, la zona che li separa dalla strada. Sul posto oltre a polizia e carabinieri anche i militari dell’esercito. A quanto si apprende, i detenuti sono in rivolta contro le restrizioni ai colloqui con i parenti imposte per l’emergenza Coronavirus.

All’esterno dell’istituto presenti ancora una volta i parenti di alcuni di loro. I detenuti intonavano cori con al centro la richiesta di “indulto, indulto”.

 

9 Marzo, Melfi tre o quattro agenti di polizia penitenziaria, insieme a due medici infermieri e una psicologa in ostaggio durante la rivolta.

All’esterno, come nei casi precedenti, molti uomini di polizia e carabinieri. All'interno ci sono cento detenuti circa. Al primo piano si trovano la prima e la seconda sezione del carcere i cui detenuti non sono tornati nelle celle e tengono 6 o 7 persone in ostaggio.

In un'altra sezione pare in molti abbiano provato a a sfondare un cancello per arrivare sul tetto. Infine, c'è una quarta sezione che sembra non abbia partecipando alla rivolta.

 

Queste sono solo alcune, tra le più eclatanti e note, ma episodi simili si sono verificati in tutta Italia, tra Milano e Foggia, passando per Roma e appunto, Modena.


di seguito alcune immagini delle giornate.