In data 14-02-2020, come in molti di voi sapranno, è uscita la sentenza della Corte Costituzionale, tanto attesa, ma con un esito che ha creato, in molti di voi, sentimenti di grande sconforto. 

Come promesso, il nostro compito è quello di tenervi aggiornati tramite i commenti dei principali registi che cercano ogni giorno di rendere giustizia e assicurare parità di trattamento a TUTTI i funzionari e TUTTI i direttivi. 

per questo motivo in questo articolo, oltre che la sentenza stessa, vogliamo allegarvi anche i commenti dell'Avvocato Celli, che con grandissimo impegno e con caparbietà lavora ogni giorno sulle questioni ANFEDIPOL. 

Inoltre abbiamo anche ricevuto il commento del Dott. Gaetano Barrella, presidente di ANFEDIPOL, che, riprendendo alcuni commenti dell'Avv. Celli, invita ad una riflessione più attenta e di ampio respiro. 


QUI DISPONIBILE LA SENTENZA PER INTERO 


Vi lascio ora al commento dell'Avv. Pietro Celli. 

Gentili Commissari,
sarete già a conoscenza del fatto che in data odierna è stata depositata la sentenza della Corte Costituzionale n. 21/2020, con cui la Consulta si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 1, lettera t), numero 1), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, sollevate, con riferimento agli articoli 3, 76 e 97 della Costituzione e in relazione all’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, dal Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo - Sede di L’Aquila con ordinanza n. 104/2019, depositata il 13.2.2019, e pubblicata in G.U. 1a Serie Speciale – Corte Costituzionale n. 24 del 12.6.2019 (ordinanza Corte cost. n. 87/2019).

Come potrete verificare leggendo la sentenza, la Corte, dopo aver sottolineato che “la retrodatazione ipotizzata comporterebbe per il personale interessato un risultato diverso e più favorevole rispetto a quello che avrebbe conseguito ove i concorsi previsti con riferimento al ruolo direttivo speciale della Polizia di Stato fossero stati tempestivamente banditi, atteso che il decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334 (Riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato, a norma dell’articolo 5, comma 1, della legge 31 marzo 2000, n. 78), istitutivo di detto ruolo, non disponeva che l’inquadramento dei vincitori retroagisse al momento della disponibilità dei posti da mettere a concorso” e che “la retrodatazione si cumulerebbe con le misure compensative previste dalla disposizione censurata (aumento della dotazione organica; concorso per soli titoli e non più per titoli ed esame, scritto e orale; abbreviazione – sino a dodici anni – del tempo necessario per l’accesso all’odierna qualifica apicale di commissario capo; suo conseguimento a ruolo aperto e non più a ruolo chiuso), privandole di giustificazione a tutto vantaggio del personale della Polizia di Stato, in tal modo non più discriminato bensì privilegiato rispetto agli altri corpi di polizia”, ha concluso affermando che “considerata la discrezionalità di cui gode il legislatore in ordine all’articolazione delle carriere e dei passaggi di qualifica dei dipendenti pubblici (ex plurimis, sentenza n. 230 del 2014), specie nel transito da un regime all’altro (sentenza n. 217 del 1997), anche con riguardo alle forze di polizia (sentenze n. 442 del 2005 e n. 63 del 1998; ordinanza n. 296 del 2000), è evidente come la retrodatazione dell’inquadramento, lungi dal costituire l’unica modalità ipotizzabile per ovviare al pregiudizio patito dal personale interessato dalla norma censurata, costituisca soluzione altamente creativa e non costituzionalmente imposta”.

Risolta in tali termini la fondamentale questione posta dal T.A.R. Abruzzo, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 2, comma 1, lettera t), numero 1), del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95, sono state dichiarate inammissibili.
Invero la conclusione cui giunge la Corte Costituzionale è per certi versi criticabile, poiché pare non tenere conto degli argomenti sviluppati nelle difese del giudizio principale, ove si è specificato, tra le altre cose, come la riduzione attuale e per il futuro dei tempi di avanzamento in carriera non possa essere considerata una misura compensativa della perdita dovuta al ritardo delle occasioni passate di progressione, anche in considerazione del fatto che una gran parte di coloro che avevano i requisiti per accedere al ruolo direttivo speciale sono prossimi al collocamento a riposo o già in quiescenza.

In ogni caso la Corte, assumendo a motivo principale della propria decisione la “discrezionalità di cui gode il legislatore in ordine all’articolazione delle carriere e dei passaggi di qualifica dei dipendenti pubblici”, non ha preso adeguatamente posizione - a mio parere - in ordine al gravissimo pregiudizio patito dal personale interessato dalla norma censurata.

In conclusione, siamo certamente di fronte ad una sentenza articolata, che si snoda attorno a taluni presupposti argomentativi (in relazione alla presunta portata delle misure compensative previste dalla disposizione censurata) non del tutto condivisibili, ma certamente idonei a mettere la parola fine ad un percorso giurisdizionale reso giocoforza ponderoso dalla complessità e quantità delle questioni proposte e affrontate e dall’esigenza di dare esaustivo conto delle ragioni del personale interessato rimasto pregiudicato dalla decisione del Legislatore delegato di prevedere per la Polizia di Stato il concorso per l’accesso alle qualifiche dell’ex ruolo direttivo speciale con circa diciassette anni di ritardo.

E’ chiaro che laddove si afferma che la retrodatazione dell’inquadramento non costituisce – come noi convintamente abbiamo cercato di sostenere e come ha ritenuto il T.A.R. per l’Abruzzo – l’unica modalità ipotizzabile per ovviare al pregiudizio patito dal personale interessato dalla norma censurata, tale indicazione lascia ancora spazio per un dialogo con l’Amministrazione della pubblica sicurezza, affinché il personale interessato - a conclusione di questo lungo e articolato contenzioso che è comunque approdato dinanzi al Giudice delle leggi - possa ritrovarsi, da un lato, non più discriminato (come appare essere ancora oggi) e, dall'altro, neppure privilegiato (come a detta della Corte Costituzionale apparirebbe in caso di retrodatazione della decorrenza giuridica della nomina, tenuto conto delle misure compensative già disposte in sede di riordino) rispetto agli altri corpi di polizia. 

L’esito del contenzioso lascia purtroppo l’amaro in bocca, sia pure nella consapevolezza di aver fatto tutto il possibile - e l’impegno è stato massimo - per contestare una previsione normativa che poco o niente ha compensato rispetto al pregiudizio sofferto.       

Sarà mia cura, a seguito di questa sentenza, gestire i procedimenti ancora pendenti ponendovi fine nei tempi e nei modi previsti dalla legge.  

Con i migliori saluti

Avv. Pietro Celli

E adesso anche al commento del Presidente di ANFEDIPOL, dott. Gaetano Barrella.


Carissimi, ciao a tutti,

ritengo che tutti sappiate dell’esito della nostra causa in Corte Costituzionale.

Chi si è limitato, come ho fatto io in un primo momento, alla sola conoscenza del risultato finale, certamente avrà l’amaro in bocca. Amaro in bocca che a me è rimasto sino a quando non ho ricevuto la nota del nostro grande amico Avvocato Pietro Celli.

Quando ho letto la nota informativa di Pietro, ho ripreso coraggio, mi è sembrato di capire che la sentenza doveva essere letta, digerita e compresa nelle sue varie sfaccettature.

Ho letto la sentenza, l’ho riletta, ho letto quanto riportato da Pietro, continuo a leggere e faccio il confronto con alcuni post e quindi con altri pensieri.

Nel tardo pomeriggio di ieri ho cominciato finalmente a realizzare che il tutto poteva avere un perché e quindi ho cercato di inquadrare meglio delle frasi e dei passaggi della sentenza.

Ho cominciato a vedere e pensare a tutto il nostro film: dovevo cercare di guardarlo da fuori per coglierne tutti i passaggi e poterli analizzare in generale.

Stamani mi sono alzato presto ed ho deciso di rivolgermi a Voi chiedendovi di fare come ho fatto io.

Questa sentenza è stata scritta dall’organismo che più di tutti è tenuto a richiamare gli italiani, tutti gli italiani indipendentemente dal ruolo che ricoprono anche di spicco nelle istituzioni, a ragionare in termini di giustizia e con la massima considerazione della realtà.

Leggendo la sentenza e tenendo ben presente questi sentimenti, mi sono reso conto che i ragionamenti fatti e le parole di saggezza usati, andavano proprio in quella direzione e anzi, mi sono proprio sentito richiamato a ragionare con lealtà, guardando in faccia la realtà quasi con il dovere di ragionare con la consapevolezza che queste decisioni, in fine, non possono riguardare solo Noi.

In questa ottica ho cominciato col chiedermi da chi è partito il torto che abbiamo subito, chi non ha voluto riconoscerci quanto invece il Parlamento, consapevole delle storture create con il riordino del 95, aveva previsto il Ruolo Direttivo Speciale ed all’interno di quel provvedimento normativo, solo per Noi, aveva previsto per 5 anni, un percorso agevolato solo per restituirci, almeno in parte, il torto subito.

Allora dico che in effetti è probabile che la soluzione deve essere trovata tra Noi.

Sembra ormai chiaro, al termine di questo percorso che ha attraversato tutte le strade percorribili, che ha noi è stato negato, dalla nostra Amministrazione, un percorso specifico ed è quindi, oggi, anche dopo questa sentenza, inammissibile per dichiarare la incostituzionalità, ma chiara nel sancire che quel percorso specifico, previsto dall’articolo 25, ci è stato negato.

Sono convinto di dover tornare da chi per primo ha effettivamente riconosciuto le nostre ragioni, come ha detto la corte, la questione esiste, anche se ha sancito che non è più possibile tornare indietro di 20 anni.

Per tutto questo, grazie anche all’intuizione avuta, nel costituire un sindacato specifico nato proprio con la mission di tutelare e rappresentare Funzionari e direttivi, a seguito  di immediati incontri, durante i quali con il direttivo prima, e poi, ove possibile, in una assemblea degli iscritti, ci confronteremo per elaborare un percorso. Dovrà essere un percorso che, partendo dai concetti indicati dalla sentenza, ci permetta di arrivare ad una razionale e condivisa soluzione delle nostre giuste aspettative.

Vuoi vedere che poi la soluzione potrebbe stare proprio nella promozione a Commissario il giorno di uscita dal corso di formazione?
Anfedipol è nata con questo spirito ed insiste su quella che , senza urli, senza pugni nello stomaco o pugnalate alle spalle, poteva essere, forse, la strada percorribile su cui far convergere tutti, senza dover offendere nessuno e senza le chattate che hanno solo prodotto rancori e ripercussioni. Queste ovviamente di certo non ci hanno fatto molto bene.

 Per il momento un abbraccio a tutti, nella speranza già nella prossima settimana di potervi portare i risultati condivisi dal direttivo Anfedipol, da li vedremo la strada da percorrere.

Prego tutti gli iscritti ad aderire all’Agorà che credo dovrà necessariamente diventare il punto di incontro ove poterci confrontare e far germogliare i nostri pensieri tesi a dare forza alle nostre aspettative.

Grazie a tutti gbarrella


Concludiamo riprendendo il discorso di Barrella, che invita tutti gli iscritti a visitare la Sezione Agorà, disponibile sia su smartphone che su pc. 

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Per qualsiasi dubbio, richiesta o segnalazione, restiamo a disposizione alla mail info@anfedipol.it