Riceviamo e volentieri pubblichiamo una assoluta anteprima riguardante la graduatoria degli aspiranti Agenti del concorso a 1851 posti. Ricorrenti over 26 anni.

In merito al noto contenzioso relativo allo scorrimento della graduatoria per l’assunzione di 1.851 allievi agenti della Polizia di Stato, il T.A.R. del Lazio ha anticipato in data odierna che i giudizi in corso non possono risolversi se non a seguito della “soluzione della questione di legittimità costituzionale della norma recata dalla legge 11 febbraio 2019, numero 12, che ha modificato, in sede di conversione, l’articolo 11 del decreto-legge numero 135 del 2018, introducendo il comma 2 bis, con specifico riferimento alla lettera b), nella parte in cui stabilisce che si procederà all’assunzione dei soggetti risultati idonei alla prova scritta d'esame del concorso pubblico per l'assunzione di 893 allievi agenti della Polizia di Stato (bandito con decreto del Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza del 18 maggio 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a Serie speciale - n. 40 del 26 maggio 2017) secondo l'ordine decrescente del voto in essa conseguito “purché in possesso, alla data del 1 gennaio 2019, dei requisiti di cui all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 335, nel testo vigente alla data di entrata in vigore della legge 30 dicembre 2018, n. 145, fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 2049 del citato codice dell'ordinamento militare”. Alla luce di tale favorevole orientamento è stato anticipato che “la suddetta questione sarà sollevata con apposita ordinanza”. Tra i vari ricorsi vi sono anche i ricorsi collettivi patrocinati dal nostro Avvocato Pietro Celli, al quale facciamo un grosso in bocca al lupo per questa nuova battaglia davanti alla Corte Costituzionale. 

Una buona notizia. La battaglia continua e le fantomatiche ragioni addotte dall'amministrazione circa la legittimità della deprecabile scelta legislativa - adottata su impulso dell'improvvida burocrazia e della sorprendente disinvoltura dalla politica - cominciano a sgretolarsi e a sfaldarsi impattando nel vaglio della magistratura.

Qui  Parliamo di giudici, cioè di coloro che operano praticando la giurisdizione, non di autori di meri "pareri" capaci di sorprendere con incomprensibili affermazioni apologetiche di norme  ingiuste e nefaste.

La domanda è: chi ha il potere di decidere (la politica) e chi ha quello di "caldamente consigliare" (l'amministrazione) desisteranno dal cinico distacco rispetto alle sacrosante richieste degli idonei con riserva? Ci sarà uno scatto di orgoglio istituzionale recuperando buon senso e apertura? Coloro che hanno dato la loro parola, di risolvere la questione in caso di rimessione alla Consulta, la manterranno? Chi deve agire lo faccia subito, non aspetti che la Corte Costituzionale travolga quell'emendamento come un aquilone portato via dalla tempesta. Si può e si deve rimediare, si fermi questo stillicidio feroce e indifferente. Ci sono aspirazioni, fedi, aspettative etiche e giuridiche in gioco. Le dilazioni, affondando solo il pugnale nella ferita purulenta, sono vieppiù insostenibili e insopportabili. Basta! È l'ora del trionfo della Giustizia, formale e sostanziale soprattutto!