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Questa rubrica nasce dall’idea di poter offrire nuovi strumenti per osservare la nostra vita quotidiana con una maggiore consapevolezza e coscienza, attraverso l’aiuto di esperti che ci forniranno il loro punto di vista come in un’informale chiacchierata davanti ad un ottimo caffè.

Ma partiamo dall’ospite: lui è un giornalista, saggista e politico egiziano naturalizzato italiano. Tra le sue ultime opere pubblicate compaiono “Il Corano senza veli” e “STOP Islam”. Credo che sia riduttivo riassumere in poche righe la meravigliosa storia di Magdi Cristiano Allam, perciò ti invito vivamente a scoprirla visitando il suo portale… https://www.magdicristianoallam.it/biografia.html

 

Come sta? Come ha vissuto e sta vivendo questo periodo di lockdown?

Ringraziando il Signore io e la mia famiglia stiamo bene. Per fortuna ho una bella casa con un giardino in un piccolo Comune dove comunque i rapporti umani sono più genuini e questo ha attutito l’effetto psicologico di un confinamento coatto imposto a tutti gli italiani. Mi riferisco soprattutto alle conseguenze per i più piccini, ho un figlio di 12 anni e tre nipotini, che sono stati privati a lungo della possibilità di frequentare i loro coetanei. È la prima volta nella Storia che una parte dell’umanità è costretta a non uscire di casa per un periodo relativamente lungo, che si impone per legge l’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale. Sono estremamente perplesso e massimamente preoccupato per questa gestione della pandemia di Sars-Cov-2.

 

Ricordando il suo passato emerge il concetto di Etica: oggi più di ieri questa parola acquisisce sempre più valore, ma in che cosa consisterebbe un modello di vita etico per un cittadino nella sua quotidianità?

L’etica è ciò di cui abbiamo immensamente bisogno per far rinascere la nostra civiltà decadente per il venir meno della certezza e dell’orgoglio di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi. La catastrofica gestione della pandemia ha confermato lo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata, messo a nudo il discredito dello Stato, evidenziato la fallacia della scienza, devastato l’economia, impoverito la popolazione, destabilizzato la società, messo a rischio la sicurezza nazionale, diffuso il terrore e inculcato la paura del contagio al punto da odiare il prossimo concependolo come l’untore che potrebbe procurarci la morte.
Oggi abbiamo l’imperativo di fare una scelta epocale: o riscattiamo la civiltà che mette al centro la persona, la famiglia naturale, la cultura della vita e della rigenerazione della vita, la comunità locale, l’economia reale, i valori e le regole; oppure saremo fagocitati da un Nuovo Ordine Mondiale che mette al centro la speculazione finanziaria, il meticciato universale, il relativismo, la cultura della morte, l’omosessualismo, l’immigrazionismo, l’omologazione dell’umanità, la riduzione della persona a strumento di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile.

 

Per alcuni il valore dei principi è equiparabile all’Identità della propria persona: osservando il suo passato, affiora una vita in continuo mutamento e trasformazione, ma comunque sempre con uno sguardo fisso verso una direzione… Quali sono i suoi punti di riferimento, i principi con cui ogni giorno rivolge questo sguardo verso il panorama che Le si presenta? E soprattutto da che periodo della sua vita provengono?

La vita mi ha offerto l’opportunità di conoscere e di vivere due mondi, due religioni, due civiltà. Ho dovuto scegliere. Ho compreso che la scelta giusta comporta il perseguimento della verità e la salvaguardia della libertà. Ho scelto il cristianesimo perché coniuga in modo armonioso fede e ragione. Ho scelto la civiltà italiana ed europea perché sostanzia l'essenza della nostra comune umanità, i valori inalienabili della sacralità della vita, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta.

 

Tornando ad oggi, dove trovare un proprio centro è difficile, dove l’ambiente circostante è diffidente da chi muove pensieri che vanno nella profondità della coscienza… Come commenterebbe la situazione sociologica in cui l’Italia si sta affacciando al dopo lockdown?

Gli italiani sono ammalati di “denuncite”, una malattia mentale che li porta a denunciare per denunciare, a sentirsi appagati dalla denuncia, incolpando qualcun altro dei mali del mondo. Gli italiani sono profondamente disorientati a causa di una disinformazione pianificata, il disorientamento alimenta la paura, la paura porta alla rassegnazione, la rassegnazione è l'anticamera della morte interiore, che è la morte peggiore. È necessario che gli italiani si affranchino dalla “denuncite”, che si assumano le proprie responsabilità, che diventino “protagonisti” e non più “gregari”. È vitale che gli italiani recuperino la certezza della corretta rappresentazione della realtà, che riscattino i valori che li fortifichi dentro, che individuino la prospettiva che corrisponda al loro legittimo interesse.

 

Parlando invece di ripartenza, su cosa dovrebbe puntare la nostra Italia per potersi rialzare ed in che modo, secondo Lei, dovrebbe sfruttare le sue risorse interne?

Uno Stato è tale solo se si fonda su tre pilastri: la moneta, le leggi e la sicurezza. L'Italia ha perso tutti e tre i pilastri. L'Italia deve riscattare la propria sovranità sul piano monetario, economico, legislativo, giudiziario, alimentare, energetico, informatico e sul piano della difesa e della sicurezza. Serve un nuovo modello di Stato, di sviluppo e di società. L'Italia potrebbe diventare il Paese numero uno al mondo se valorizzasse i tre grandi patrimoni ineguagliabili e inestimabili di cui dispone: il patrimonio ambientale, perché siamo il Paese più bello del mondo; il patrimonio culturale, che è il più cospicuo dell'umanità; il patrimonio umano, perché la creatività degli italiani è il valore aggiunto che il mondo ci invidia. Serve una nuova cultura politica e una nuova classe politica che rilanci lo sviluppo incentrandolo su tre “T”: Terra, Tradizione, Tecnologia.

 

Rivolgendosi ai giovani, alla luce della vicenda “Romano”, che cosa direbbe a tutti quelli che si sentono esclusi, non aiutati dal sistema governativo italiano e che non credono più nel contributo derivante dalla Comunità e magari, per questo, hanno anche perso la loro strada di vita?

La vicenda della giovane Silvia Romano, che sostiene di essersi convertita liberamente all'islam dopo essere stata prigioniera per 18 mesi dei feroci terroristi islamici somali di Al-Shabab, evidenzia la profonda crisi d'identità dei giovani italiani che non si riconoscono nella nostra civiltà indubbiamente decadente. Dobbiamo far rinascere la nostra civiltà affinché torni ad essere un faro dell'umanità e sia in grado di dare un senso compiuto all'esistenza dei nostri giovani. Dobbiamo cominciare con il bilanciare la sola cultura dei diritti e delle libertà con la cultura dei doveri, delle regole, della responsabilità e del sacrificio. E per quanto concerne specificatamente l'islam, dobbiamo essere consapevoli che per 1400 anni è stato il nemico storico dell'Europa, che è del tutto incompatibile con le nostre leggi, regole e valori, al punto che ad oggi non è una religione riconosciuta dallo Stato italiano. Nel più assoluto rispetto dei musulmani come persone, se vogliamo salvaguardare la nostra civiltà, dobbiamo avere l'onestà intellettuale e il coraggio umano di mettere fuori legge l'islam all'interno del nostro Stato di diritto, senza che ciò significhi la guerra all'islam nel mondo o la guerra ai musulmani che scelgono di condividere la nostra Italia rispettando le nostre leggi, ottemperando alle nostre regole, condividendo i nostri valori.

 

Le chiedo per concludere, ringraziandola della disponibilità che ci ha offerto: in un mondo che da poco sta riaprendo gli occhi che cosa sussurrerebbe alle sue orecchie per farlo rialzare col sorriso?

Dico che abbiamo il dovere morale e il diritto universale di essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, per tramandare ai nostri figli e nipoti un'Italia dove possano avere la certezza dei diritti inalienabili alla vita, dignità e libertà. Per conseguire questo traguardo dobbiamo aggregare il maggior numero possibile di italiani per convergere sulle idee, i valori e la prospettiva che si traducano nel riscatto della sovranità dell'Italia, nell'affermare il primato del bene degli italiani, nella rinascita della nostra civiltà. Dico a me e a tutti gli italiani consapevoli e determinati: “Andiamo avanti forti di verità e con il coraggio della libertà. Insieme ce la faremo”.